Direttiva Accessibilità, l’anima sociale del commercio ??

Autore: Avv. Silvia Assennato

Fotografia di Silvia Assennato

SIlvia Assennato, avvocato

La proposta di direttiva appena pubblicata ha lo scopo di armonizzare tanto le regole tecniche che il piano legale. Si tratta, allo stato, di un corpo normativo piuttosto corposo che si compone di 30 articoli e tre annessi tecnici.
Di particolare rilevanza sembra essere la previsione di una standardizzazione comunitaria che risolva il potenziale conflitto che emerge dal progressivo e differente adattamento dei singoli ordinamenti nazionali alle previsioni contenute nella Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità e negli altri trattati internazionali. Con questa regolamentazione dovrebbe superarsi l’empasse creato dalla stratificazione delle diverse legislazioni nazionali con la normativa comunitaria ed internazionale, necessariamente diversa stante il numero e la non sovrapponibilità di tutti gli ordinamenti, sul punto.
E’ stato verificato che la diversità delle regole sull’accessibilità, propria di ciascuno Stato Membro, può creare barriere all’interno del mercato europeo, con danni alla competitività ed alla competizione internazionale, anche in ragione dei costi aggiuntivi prevedibili. La situazione descritta dimostra la necessità di agire a livello comunitario – ecco la ragione della Direttiva – per garantire la libertà di movimento e di fruizione dei prodotti e dei servizi, costruendo ed usando un sistema comune che stabilisca obblighi generali e condivisi in tema di accessibilità.
I problemi causati dalle divergenze tra le varie legislazioni nazionali possono essere superate solo adottando un approccio comune e condiviso, poiché solo una cornice legale coerente può garantire la libera circolazione di prodotti e servizi per l’accessibilità all’interno del mercato comune, come confermato dalla maggior parte delle consultazioni pubbliche portate a termine a margine del lavoro di redazione della Direttiva.
L’azione comunitaria rappresenta quindi un valore aggiunto le previsioni legislative nazionali in tema di accessibilità
In questo modo si ottiene l’obiettivo di incrementare la competizione tra imprese, prevenendo nel contempo le barriere e gli ostacoli al commercio transfrontaliero. L’armonizzazione è dunque, in tema di accessibilità ai prodotti e/o servizi, un fattore necessario per superare le diversità esistenti all’interno del territorio della UE.
Se è vero che lo scopo principale della direttiva, una volta approvata, sarà quello di implementare il funzionamento del mercato interno dei servizi e dei prodotti accessibili e che si tratta di una finalità essenzialmente tecnica, essa avrà necessariamente delle ricadute sul piano pratico, fungendo da catalizzatore dell’accessibilità che è generalmente riconosciuta quale strumento e prerequisito dell’inclusione sociale.
Occorre considerare che si applica anche in questo caso il principio generale di sussidiarietà che si applica alle materie, regolate dalla presente direttiva, che non ricadono nelle competenze esclusive della UE. In ogni caso la maggiore fruibilità di beni e servizi che sarà garantita dalla presente Direttiva avrà potenzialmente un impatto positivo sulla maggior parte dei diritti riconosciuti dalla Carta di Nizza, facilitando l’esercizio di molti di essi, sia direttamente che indirettamente.
Saranno implementati con particolare forza: il diritto alla dignità umana, all’integrità della persona, all’educazione, alla scelta di un lavoro, i diritti degli anziani e dei disabili nonché la libertà di movimento, di stabilimento e di residenza. Con l’approvazione della Direttiva si avrà un effetto sul piano generale, secondo l’approccio proprio del Design for All, tale da garantire un buon funzionamento globale del mercato interno.
Considerando l’ampiezza del concetto di servizi proprio della dottrina e della giurisprudenza comunitarie, e quindi del numero di essi che ricadrebbero nell’ambito della Direttiva stessa, è evidente come la sua approvazione può essere la chiave per giungere a ripensare la protezione sociale in funzione inclusiva.
Desta dei dubbi tuttavia la previsione di infrazioni a carico degli Stati Membri per infrazioni che – a mente per lo meno degli allegati – riguardano essenzialmente i privati: non sfugge infatti che la responsabilità risarcitoria per violazione delle normative comunitarie ricade essenzialmente sugli Stati Membri.
Se dunque la compliance europea è un obbligo dello Stato, si pongono problemi in ordine al tipo di responsabilità configurabile ed alle possibili azioni di regresso nei confronti del privato che con il proprio inadempimento abbia dato adito alle sanzioni comunitarie nei confronti della intera comunità statale. Quanto alla prima problematica l’ipotesi maggiormente plausibile è quella della responsabilità per omesso controllo, per ciò che non concerne direttamente la pubblica amministrazione.
La dottrina sullo specifico punto rimane divisa, ma la formazione curiale del diritto dell’Unione Europea ha introdotto un nuovo parametro di legalità che limita lo Stato nella propria discrezionalità e pone le premesse per prefigurare una forma responsabilità patrimoniale nei confronti di chi soffra un danno che non avrebbe dovuto sopportare, secondo i parametri del diritto sopranazionale. In mancanza di un regime specifico dedicato alla responsabilità derivante da atto normativo contrario al diritto dell’Unione, si applica la previsione relativa alla declaratoria di incostituzionalità di una legge, in base agli artt. 93 e 96 1°comma Cost e del principio di integrazione del diritto dell’Unione negli ordinamenti nazionali.
Quanto sopra tuttavia non risolve le questioni poste in precedenza relative alla proposta di direttiva in commento, ed in particolare per ciò che implicherebbe la non secondaria questione dei limiti del controllo pubblico sull’attività imprenditoriale privata.

Silvia Assennato
Avvocato a rotelle, specialista in diritto della sicurezza sociale e della disabilità.
Silvia Assennato è esperta in diritto della sicurezza sociale con particolare riferimento all’assistenza, alla previdenza pubblica e al diritto antidiscriminatorio. Da diversi anni si impegna in qualità di esperta e relatrice in convegni e congressi in materia di ambiente, sicurezza e gestione della privacy. Silvia si è laureata nel 2000 all’Università di Roma “La Sapienza” e successivamente ha conseguito il Master in Diritto ambientale e sviluppo sostenibile presso l’Università “Lumsa” di Roma. È iscritta all’Ordine degli avvocati di Roma ed è abilitata al patrocinio innanzi le magistrature superiori. Parla italiano, inglese, spagnolo, tedesco e francese.
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